La duplice fecondità: due donne al servizio della Vita

A conferma della necessità di una duplice fecondità, fisica e spirituale, ricordiamo ciò che dice il Vangelo: “Quel che è nato dalla carne è carne, e quel che è nato dallo Spirito è Spirito” (Gv 3,6). Questa necessità della duplice fecondità è particolarmente significata dall’incontro tra Maria Santissima e sant’Elisabetta. Dice san Beda il Venerabile, commentando il Magnificat (Lc 1,46-55, cfr. CCL 20,37-39 e Lit. delle ore, secondo il rito romano, Ed. Vat., vol I, 22 dicembre): “È da rilevare poi che le madri, quella del Signore e quella di Giovanni, prevengono profetando la nascita dei figli: e questo è bene perché come il peccato ebbe inizio da una donna, così da donne comincino anche i benefici, e come il mondo ebbe la morte per l’inganno di una donna, così da due donne che a gara profetizzano, gli sia restituita la vita”. Le potenzialità spirituali sono liberate nell’incontro di Visitazione innanzitutto per Maria, Vergine Madre; essa, in quel momento, serve una “vera effusione” di Spirito Santo e profetizza dal fondo del proprio cuore, proclamando il suo Magnificat, a beneficio di tutta la Chiesa nascente. Ma pure Elisabetta, riconoscendo nella fede la divina Maternità e la Verginità feconda nella potenza dello Spirito, in un qualche modo ne partecipa, accogliendo Spirito di esultanza e di santificazione nel suo grembo, a favore del suo bimbo al sesto mese. In alcune parti della Chiesa di Dio, ancora si invoca l’intercessione di Maria e lo Spirito Santo sul frutto del grembo al sesto mese, e il nuovo benedizionale accoglie questa “preghiera per il concepito”, con tutta l’approvazione della tradizione orazionale dei sacramentali della Chiesa. Sappiamo che il Signore della gloria ha il potere di chiamare e santificare fin dal grembo della madre, perché “Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi, Signore, e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno. Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo” (cfr. Sal 138,13-16). Pertanto, è ancora auspicabile per la Chiesa di oggi la comunione nel Signore e nella preghiera tra il carisma della verginità consacrata e quello della maternità fisica nel matrimonio, per i benefici cui i bimbi sono esposti, e di cui hanno necessità, perché da due donne che a gara profetizzano sia restituita la vita al mondo (cfr. sopra san Beda). Forse il dono di vocazioni “per preparare al Signore un popolo ben disposto” passano da questi tracciati di grazia che il Vangelo invita ad accogliere con semplicità e fede, perché esiste certamente “un mistero di economia della grazia”, come ci insegna ripetutamente san Paolo. Indubbiamente con impegno risoluto e ben convito “le due donne che a gara profetizzano” di cui parla san Beda, sono chiamate di comune accordo a consegnare ai piccoli la divina parola, perché “con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli” (cfr. Sal 8,3).

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