Dalla Sacra Scrittura

SCHEDA N. 3 – “LE VIRTÙ MORALI E CARDINALI”

1Tm 6,11: “Tu, uomo di Dio,… tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza”.


Dallo Statuto

La prima finalità che la Comunità si propone è la lode di Dio nella santificazione personale e delle famiglie (1.3).

 

Proposta di approfondimento

In Dio che ci ha chiamati all’esistenza c’è solo la volontà del bene.

Le virtù sono il patrimonio morale e naturale dell’uomo. L’essere umano si realizza e raggiunge la padronanza di sé mediante la pratica delle virtù. Le virtù sono le norme che conducono la persona al pieno sviluppo delle sue capacità di conoscenza e di amore. Ci aiutano a comportarci bene in ogni circostanza; in pratica le virtù ci rendono “buoni” nel senso più vero: nessuno nasce buono o cattivo, ma dalla natura riceve la capacità di diventarlo. Il bene è quell’istanza la cui realizzazione rende l’uomo “autenticamente uomo”.

Le virtù dell’uomo si manifestano in due forme, buone e necessarie  entrambe:  la  virtù genuina che sgorga naturalmente dall’essenza dell’individuo, in parole povere le doti naturali e la virtù conquistata con fatica e con buona volontà. L’intelligenza e la sapienza dell’uomo cercheranno di fare buon uso della prima, che è esclusivamente dono di Dio, e perciò non va sciupata, ma rinvigorita e fatta fruttare. Un impegno  costante  e  fedele  sarà  il  supporto necessario per la seconda forma di virtù che progredisce a tappe, in un cammino di maturazione e di conquista.

Il compito di diventare virtuosi, buoni è un impegno di tutti perché tutti devono cercare di migliorarsi moralmente. Non c’è altra possibilità: o si diventa migliori o si diventa peggiori. Ciò significa che o si acquistano le virtù, oppure ci si abbandona ai vizi. Noi ci troviamo sempre al bivio: noi non possiamo non scegliere. Se scegliamo il bene noi miglioriamo; in caso contrario peggioriamo. Chi sceglie di essere misurato a tavola oggi, domani diventa sobrio e libero dalle attrazioni del cibo; al contrario, chi è sregolato oggi, domani diventa vizioso e schiavo degli impulsi del momento. L’uomo che fa il bene è una persona veramente libera. Ad esempio: il fumatore incallito è soggiogato dal fumo, tiranneggiato dal fumo; l’alcolizzato non è una persona capace di scegliere in materia di alcolici; e il drogato è una persona incatenata. Sono  tutti  esempi  di schiavitù. Quindi l’acquisto delle virtù  serve proprio per diventare liberi,  maturi, padroni delle proprie azioni.

“La carità si incarna nell’etica: unifica, sostiene ed eleva le virtù umane, energie operative buone che abilitano a compiere il bene sotto vari aspetti specifici. Quattro di esse si chiamano “virtù cardinali”, perché fanno da sostegno e riferimento a numerose altre. Sono la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Tra le molte virtù, che si collegano a queste, si possono ricordare: semplicità, onestà, sincerità, lealtà, fedeltà, cortesia, rispetto, generosità, riconoscenza, amicizia, coraggio, audacia, equilibrio, umiltà, castità, povertà, obbedienza” (Catechismo  degli adulti,  833).  Le virtù  cardinali  hanno  per oggetto il retto uso delle creature che devono servirci come mezzo per tendere a Dio.

 

- Dal Catechismo della Chiesa cattolica (1803-1811)

LE VIRTÙ

“Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri” (Fil 4,8). La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona,  non  soltanto  di  compiere  atti  buoni,  ma  di  dare  il meglio di sé. Con tutte le  proprie  energie  sensibili  e  spirituali  la  persona  virtuosa tende  verso il bene; lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete. “Il fine di una vita virtuosa consiste nel divenire simili a Dio” (san Gregorio di Nissa).

Le virtù umane

Le virtù umane sono attitudini ferme, disposizioni stabili, perfezioni abituali dell’intelligenza e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la ragione e la fede.  Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. L’uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene.

Le virtù morali vengono acquisite umanamente. Sono i frutti e i germi di atti moralmente buoni; dispongono tutte le potenzialità dell’essere umano ad entrare in comunione con l’amore divino.

Distinzione delle virtù cardinali

Quattro virtù hanno funzione di cardine. Per questo sono dette “cardinali”; tutte le altre si raggruppano attorno ad esse. Sono: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la  temperanza.  “Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza” (Sap 8,7). Sotto altri nomi, queste virtù sono lodate in molti passi della Scrittura.

La prudenza è la virtù  che  dispone  la  ragione  pratica  a  discernere  in  ogni  circostanza  il nostro vero bene e a scegliere i mezzi  adeguati  per  compierlo.  L’uomo  “accorto controlla i suoi passi” (Pr 14,15). “Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera” (1Pt 4,7). La prudenza è la “retta norma dell’azione”, scrive san Tommaso (Summa theologiae, II-II, 47,2) sulla scia di Aristotele. Essa non si confonde con la timidezza o la  paura,  né  con  la  doppiezza  o  la dissimulazione. È detta “guida delle virtù”: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura. È la prudenza che  guida  immediatamente  il  giudizio  di  coscienza.  L’uomo  prudente  decide  e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare.

La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro  dovuto. La giustizia verso Dio è  chiamata “virtù di religione”. La giustizia verso gli uomini dispone a rispettare i diritti  di  ciascuno  e  a  stabilire  nelle  relazioni  umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune. L’uomo giusto, di cui spesso si fa parola nei Libri sacri, si distingue per l’abituale dirittura dei propri pensieri e per la rettitudine della propria  condotta  verso il  prossimo.  “Non tratterai con parzialità il povero, né userai preferenze verso il potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia” (Lv 19,15). “Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che  anche  voi avete  un padrone in cielo” (Col 4,1).

La fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale. La virtù della fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni. Dà il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa. “Mia forza e mio canto è il Signore” (Sal 118,14). “Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo” (Gv 16,33).

La temperanza è la virtù morale che modera l’attrattiva dei piaceri e  rende  capaci  di equilibrio nell'uso dei beni creati. Essa assicura il dominio della volontà sugli istinti e mantiene i desideri entro i limiti dell'onestà. La persona temperante orienta al bene i propri appetiti sensibili, conserva una sana discrezione, e non segue il proprio “istinto” e la propria “forza assecondando i desideri” del proprio “cuore” (Sir 5,2; cfr. 37,27-31). La temperanza è spesso lodata nell’Antico Testamento: “Non seguire le passioni; poni un freno ai tuoi desideri” (Sir 18,30). Nel Nuovo Testamento è chiamata “moderazione” o “sobrietà”. Noi dobbiamo “vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo” (Tt 2,12).

“Vivere bene altro non è che amare Dio con tutto il proprio cuore, con tutta la propria anima, e con tutto il proprio agire. Gli si dà (con la temperanza) un amore totale che nessuna sventura può far vacillare (e questo mette in evidenza la fortezza), un amore che obbedisce a lui solo (e questa è la giustizia), che vigila al fine di discernere ogni cosa, nel timore di lasciarsi sorprendere dall'astuzia e dalla menzogna (e questa è la prudenza)” (sant'Agostino).

Le virtù e la grazia

Le virtù umane acquisite mediante l’educazione, mediante atti deliberati e una perseveranza sempre rinnovata nello sforzo, sono purificate ed elevate dalla grazia divina. Con l’aiuto di Dio forgiano il carattere e rendono spontanea la pratica del bene. L’uomo virtuoso è felice di praticare le virtù.

Per l’uomo ferito dal peccato non è facile conservare l’equilibrio morale. Il dono della salvezza fattoci da Cristo ci dà la grazia necessaria per perseverare nella ricerca delle virtù. Ciascuno deve sempre implorare questa grazia di luce e di forza, ricorrere ai sacramenti, cooperare con lo Spirito Santo, seguire i suoi inviti ad amare il bene e a stare lontano dal male.


Dal Magistero dei papi

- Dall’Esortazione apostolica postsinodale di Giovanni Paolo II Christifideles laici (59-60)

UNA FORMAZIONE INTEGRALE A VIVERE IN UNITÀ

Nello scoprire e nel vivere la propria vocazione e missione, i fedeli laici devono essere formati a quell’unità di cui è segnato il loro stesso essere di membri della Chiesa e di cittadini della società umana.

Nella loro esistenza non possono esserci due vite parallele: da una parte, la vita cosiddetta

«spirituale», con i suoi valori e con le sue esigenze; e dall’altra, la vita cosiddetta «secolare», ossia la vita di famiglia, di lavoro, dei rapporti sociali, dell’impegno politico e della cultura. Il tralcio, radicato nella vite che è Cristo, porta i suoi frutti in ogni settore dell’attività e dell’esistenza. Infatti, tutti i vari campi della vita laicale rientrano nel disegno di Dio, che li vuole come il «luogo storico» del rivelarsi e del realizzarsi della carità di Gesù Cristo a gloria del Padre e a servizio dei fratelli. Ogni attività, ogni situazione, ogni impegno concreto  -  come,  a  esempio,  la competenza e la solidarietà nel lavoro, l’amore e la dedizione nella famiglia e nell’educazione dei figli, il servizio sociale e politico, la proposta della verità nell’ambito della cultura - sono occasioni provvidenziali per un continuo esercizio della fede, della speranza e della carità. …

Aspetti della formazione

Entro questa sintesi di vita si situano i molteplici e coordinati aspetti della formazione integrale dei fedeli laici.

Non c’è dubbio che la  formazione  spirituale debba occupare un posto privilegiato nella vita di ciascuno, chiamato a crescere senza sosta nell’intimità con Gesù Cristo, nella conformità alla volontà del Padre, nella dedizione ai fratelli nella carità e nella giustizia. …

Sempre più urgente si rivela oggi la formazione dottrinale dei fedeli laici, non solo per il naturale dinamismo di approfondimento della loro fede, ma anche per l’esigenza di  “rendere ragione della speranza” che è in loro di fronte al mondo e ai suoi gravi e complessi problemi. Si rendono così assolutamente necessarie una sistematica azione di catechesi,  da  graduarsi  in rapporto all’età e alle diverse situazioni di vita, e una più decisa promozione  cristiana  della cultura, come risposta agli eterni interrogativi che agitano l’uomo e la società d’oggi.

In particolare, soprattutto per i fedeli laici variamente impegnati nel campo sociale e politico, è del tutto indispensabile una conoscenza più esatta della dottrina sociale della chiesa. … Essa è, tuttavia, dinamica, cioè adattata alle circostanze dei tempi e dei luoghi. È diritto e dovere dei pastori proporre i principi morali anche sull’ordine sociale; è dovere di  tutti  i  cristiani dedicarsi alla difesa dei diritti umani. …

E, infine, nel contesto della formazione integrale e unitaria dei fedeli laici, è particolarmente significativa per la loro azione missionaria e apostolica la personale crescita nei valori umani. I laici facciano pure gran conto della competenza professionale, del senso della  famiglia  e del senso civico e di quelle virtù che riguardano i rapporti sociali, cioè la probità, lo spirito  di giustizia, la sincerità, la cortesia, la fortezza d’animo, senza le quali non ci può essere neanche vera vita cristiana.

Nel maturare la sintesi organica della loro vita, che insieme è espressione dell’unità del loro essere e condizione per l’efficace compimento della loro missione, i fedeli laici saranno interiormente guidati e sostenuti dallo Spirito Santo, quale Spirito di unità e di pienezza di vita.